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La storia in breve

Alle origini la nostra terra era abitata da piccoli nuclei di capanne adibite a riparo per i popoli nomadi, inizialmente i liguri e poi quelli di origine celtica, che si muovevano alla ricerca di fonti naturali di sopravvivenza, finché non decisero di fermarsi fondando dei villaggi (gau).
Ciò è testimoniato dai ritrovamenti a Dorio di un "Paalstab" (scure) dell'età del bronzo, conservato nel museo di Como e dei "massi cupelliformi" riconducibili ai popoli celti.
In seguito con la conquista romana nel II secolo a. C. si andò sviluppando una civiltà abbastanza evoluta detta gallo-romana, i cui centri di comando divennero “pagi” innestandosi nella costituzione giuridica dello stato romano. Successivamente i romani fortificarono i passaggi obbligati delle valli, tra cui si poteva comunicare con segnalazioni a vista, speculari di giorno e con fuochi la notte. Si ritiene risalgano a questo periodo imperiale (V-VI sec. d.C.) il “Castelvedro” in località Mai di Dervio, come il castello di Vezio e quello di Esino. Dopo la caduta dell’impero, le migrazioni barbariche dei Goti e dei Longobardi rafforzarono il sistema difensivo romano e la diffusione del cristianesimo trasformò poi in “pievi” gli antichi centri di comando, tra cui quella di Dervio sottoposta alla chiesa di Milano. I Longobardi avviarono la politica feudale che ebbe poi il suo pieno sviluppo sotto i Franchi, le terre della Valvarrone e Valsassina appartennero ai conti di Lecco finché la politica degli imperatori tedeschi (Ottoni) cominciò a contrastare lo strapotere dei feudatari con la concessione dei feudi ai vescovi.
Attorno all’anno Mille il territorio divenne diritto dell’arcivescovo di Milano. Fu poi teatro della guerra contro le “tre pievi” (Dongo, Gravedona e Sorico) e quella decennale tra Como e Milano con numerose battaglie navali sul lago. Nel Medioevo Dervio e Corenno assunsero il titolo di “borgo”, in quanto cinte da mura e rette come liberi comuni.
Negli anni 1384-1389 vennero redatti gli Statuti di Dervio, che dettavano regole precise sulla vita civile e sociale; questo documento tuttora esistente è stato tradotto in italiano e pubblicato dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Dervio. La comunità di Dervio era allora composta anche dalle terre di Corenno, Dorio, Introzzo, Sueglio, Tremenico e Vestreno, ma risulta che i paesi della Valvarrone si separarono a partire almeno dal 1367. Nel 1410 Dorio e nel 1520 Corenno si separarono da Dervio, poi ritornarono a farne parte nel 1928, ma Dorio si staccò nuovamente nel 1950.
Agli arcivescovi seguirono i Ducati milanesi dei Visconti e degli Sforza, fino alla dominazione spagnola che portò ad un periodo di decadenza. La tranquillità della vita quotidiana era spesso infranta dalle scorrerie di eserciti delle grandi potenze, che transitavano sul territorio avendo come salario il diritto di saccheggio. Due nomi sono rimasti famosi: il Medeghino (1530-1532), che percorreva con la sua flotta le acque del lago razziando ovunque e rifugiandosi poi nell’imprendibile castello di Musso, ed i Lanzichenecchi (1629), che lasciarono dietro di loro la tragica peste ricordata da Manzoni ne “I Promessi Sposi” e che a Dorio fece una strage portando gli abitanti da 300 a 84; le ricorrenti epidemie di peste sono testimoniate dalla chiesetta di Santa Cecilia di Dervio che fu utilizzata come lazzaretto.
Con la successiva dominazione austriaca fiorì l’industria del ferro e lo sfruttamento delle miniere dell’alto Varrone portò lo sviluppo industriale in un’economia fondata sull’agricoltura. Nacquero a Dervio industrie come la “Redaelli”, quattro cartiere all’avanguardia, cantieri nautici e laboratori artigiani, in Valvarrone le cave minerarie, a Dorio la filanda (1840-42), che assorbivano manodopera anche dai paesi circostanti. I collegamenti migliorarono con la conclusione della strada dello Spluga (1834) e l’apertura del tratto ferroviario Bellano-Colico (1894), la costruzione della strada carrabile per la Valvarrone (1916-1917). Tutto questo ha determinato un notevole sviluppo, che grazie alla tenacia ed all’operosità degli abitanti ha portato al benessere attuale, che vede gradatamente l’economia del nostro territorio trasformarsi da industriale a turistica, grazie a quelle risorse naturali che avevano favorito i primi insediamenti abitativi delle nostre terre.

Per approfondire la storia di Dervio visitate i Quaderni Derviesi

 


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